San Francesco nella pittura barocca

Da Caravaggio a Rembrandt: cinque capolavori che reinterpretano profondamente la figura del ‘Poverello di Assisi’.

Senz’altro la figura di San Francesco d’Assisi ha avuto un impatto dirompente sull’immaginario collettivo e sull’arte occidentale, fin dai primissimi anni successivi alla sua morte. In particolare questo è vero per la pittura italiana che imboccò il suo inarrestabile cammino verso la modernità proprio con gli affreschi della basilica di Assisi, grazie alle straordinarie intuizioni di artisti come Cimabue e Giotto.

Tuttavia, tra il XV e il XVI secolo, l’immagine del santo subì un certo appannamento nel favore popolare, dovuto prevalentemente all’allontanamento dei frati minori dallo spirito e dai precetti originari. La risalita avvenne nel corso del ‘500, durante il periodo della Controriforma e del Concilio di Trento, quando si costituì il nuovo ordine dei Cappuccini all’interno della grande famiglia francescana.

Ispirati dai principi costitutivi del francescanesimo e dalla mistica gesuita, i Cappuccini contribuirono a promuovere un’interpretazione della figura del santo d’Assisi ascetica e spirituale, più aderente alle raffigurazioni pietistiche e devote che la Chiesa controriformata mirava a diffondere. Così sparirono quasi del tutto le variopinte e favolistiche illustrazioni della vita di Francesco, fatta eccezione per l’episodio delle stimmate, mentre guadagnarono grande visibilità le raffigurazioni del Santo in preghiera, in meditazione, estasi, o le composizioni allegoriche.

Eppure, nonostante le stringenti indicazioni dottrinali cattoliche, molti artisti trovarono il modo di reinterpretare in modi originali e sorprendenti l’immagine di San Francesco, rinnovando ulteriormente una tradizione iconografica secolare. La pittura barocca, in particolare, ne approfondì l’indagine psicologica, accentuando l’enfasi drammatica ed espressiva del personaggio.

1) Caravaggio, San Francesco in estasi

Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Francesco in estasi
Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Francesco in estasi, 1594-95, Wadsworth Atheneum, Hartford (Connecticut). [Fonte: The Ella Gallup Sumner and Mary Catlin Sumner Collection Fund - commons.wikimedia.org].

In questo dipinto Caravaggio colse il momento immediatamente successivo alla stigmatizzazione avvenuta sul monte della Verna, rappresentando il Santo caduto in una condizione estatica, tra le braccia di un angelo. La tipica luce diagonale illumina dall’alto entrambe le figure. L’opera originale (che molti studiosi identificano con l’esemplare esposto a Hartford), faceva parte della collezione del Cardinale Francesco Maria del Monte, protettore di Caravaggio e devoto del Santo di Assisi. È stato persino ipotizzato che il volto con cui quest’ultimo è rappresentato sia un ritratto dello stesso Cardinale.

2) Caravaggio, San Francesco in meditazione

Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Francesco in meditazione
Michelangelo Merisi da Caravaggio, San Francesco in meditazione, 1605, Galleria Nazionale d'Arte Antica, Roma. [Fonte: nationalmuseum.se - commons.wikimedia.org].

Ancora un dipinto di Caravaggio (che durante la sua carriera rappresentò spesso il frate di Assisi), in cui il protagonista medita sul mistero di ‘Sorella Morte’. Il saio lacero, la semplice croce il legno, il teschio e l’ambientazione tra le nude rocce sono già delle costanti nelle rappresentazioni controriformate del Santo. Il tocco del maestro lombardo si riconosce, invece, nel forte contrasto luminoso e nei dettagli realistici delle mani, del naso e delle orecchie livide per il troppo freddo patito.

3) Rubens, San Domenico e San Francesco d’Assisi preservano il mondo dall’ira di Cristo

Pieter Paul Rubens, Santi che preservano il mondo dall'ira di Cristo
Pieter Paul Rubens, Santi che preservano il mondo dall'ira di Cristo (o San Domenico e san Francesco d'Assisi preservano il mondo dall'ira di Cristo), 1620 circa, Musée des Beaux-Arts, Lione. [Fonte: Alain Basset; Sdegroisse ; Musée des Beaux-Arts de Lyon - commons.wikimedia.org].

Senz’altro curiosa questa scenografica composizione di Rubens, in cui la vergine e una nutrita schiera di santi intercedono per placare l’ira di Cristo, rappresentato terribilmente come un Giove saettatore, mentre i fondatori dei due più antichi ordini mendicanti fanno da scudo con i loro corpi al globo terrestre (a sua volta stretto tra le spire di un diabolico serpente). In questa rappresentazione traspare la volontà di riconciliare il mondo domenicano e quello francescano, da secoli divisi su questioni teologiche e dottrinali.

Pieter Paul Rubens, Santi che preservano il mondo dall'ira di Cristo (dettaglio)
Santi che preservano il mondo dall'ira di Cristo, dettaglio.

4) Rembrandt, Tito come un monaco

Rembrandt, Tito come monaco
Rembrandt Harmenszoon Van Rijn, Tito come monaco, 1660, Rijksmuseum, Amsterdam. [Fonte: unknown - commons.wikimedia.org].

Lontano dalle pressioni del mondo cattolico, Rembrandt si divertì a ritrarre il proprio figlio Tito (appena diciannovenne) in quelle che sembrano essere le vesti di un monaco cappuccino. Quindi non esattamente una rappresentazione di San Francesco – anche se non mancano opinioni a favore di tale ipotesi – per questo capolavoro tardo del celebre artista di Leida, il quale rappresentò più volte il giovane Tito, sia come personaggio a se stante, sia come figura storica o mitologica.

All’epoca Rembrandt era ancora assalito dai creditori, avendo dichiarato bancarotta pochi anni prima. Per questo motivo la sua fedele compagna Hendrickje e lo stesso Tito fondarono una società per vendere le sue nuove opere, in cui il maestro figurava come semplice impiegato, aggirando così gli obblighi finanziari che li assillavano.

5) Murillo, San Francesco abbraccia Cristo crocifisso

Bartolomè Esteban Murillo, San Francesco abbraccia Cristo crocifisso
Bartolomè Esteban Murillo, San Francesco abbraccia Cristo crocifisso, 1668-69, Museo di belle arti di Siviglia. [Fonte: Red Digital de Colecciones de Museos de España - commons.wikimedia.org].

Altra rappresentazione tipica nella Chiesa controriformata è l’allegoria di Francesco che abbraccia Cristo crocifisso, facendosi carico delle sue sofferenze e dedicando a lui la sua vita. Murillo interpreta forse meglio di chiunque altro questo tema, conferendo grande risalto alla dimensione emotiva della scena, attraverso l’intenso scambio di sguardi tra i due protagonisti. Anche il paesaggio partecipa alla drammaticità del momento, con un cielo plumbeo che sembra rasserenarsi e la veduta spettrale di una città silente, avvolta dalle tenebre. Infine i dettagli: il pesante globo ai piedi del Santo indica la rinuncia alla vita mondana, mentre una coppia di angeli in volo sorregge un vangelo appositamente aperto su un passo specifico del Vangelo di Luca:

… chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *