Il Ritratto dei coniugi Arnolfini: il mistero di un amore eterno.

Qual è il vero significato del capolavoro di Jan van Eyck e perché si trova a Londra.

Il Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan van Eyck è considerato uno dei dipinti più affascinanti e complessi dell’arte occidentale.

Eseguito a olio su una tavola in legno di quercia nel 1434, potrebbe rappresentare il doppio ritratto a figura intera del mercante di origine italiana Giovanni di Nicolao Arnolfini e di sua moglie Costanza Trenta, presumibilmente all’interno della loro casa nella città fiamminga di Bruges.

Jan van Eyck, Ritratto dei coniugi Arnolfini (1434), National Gallery di Londra.

Il mistero irrisolto del suo significato.

Per la sua bellezza e per l’iconografia complessa è da tempo oggetto di un dibattito molto acceso tra gli storici dell’arte: alcuni lo interpretano come la raffigurazione di un matrimonio, altri preferiscono ravvisare la celebrazione di un fidanzamento.

Una terza ipotesi considera il dipinto come un omaggio post mortem del marito Giovanni alla defunta Costanza, scomparsa un anno prima la datazione dell’opera.

Tale ricostruzione – possibile grazie al ritrovamento di alcuni preziosi documenti biografici – troverebbe conferma  nel significato simbolico delle due candele poste sul lampadario, in corrispondenza dei due personaggi: accesa quella sul capo dell’uomo, spenta e consumata l’altra, sul lato opposto, dove è presente la donna.

Dettaglio del lampadario: la cera consumata della candela a destra indicherebbe la morte prematura di Costanza.

Il viaggio lungo e avventuroso  verso Londra.

Nonostante le difficoltà nell’estrapolare un’interpretazione che metta d’accordo tutti gli studiosi, il Ritratto dei coniugi Arnolfini vanta una storia collezionistica non meno avvincente.

Trascorse il suo primo secolo di vita nelle Fiandre, dove era entrato nella raccolta degli Arciduchi di Borgogna; fu poi ereditato dagli Asburgo di Spagna, giungendo a Madrid, città in cui allietò anche il breve regno di Giuseppe Bonaparte.

Questi tentò di portarlo a Parigi, durante la ritirata francese, ma dopo la sconfitta di Vitoria le loro strade si separarono e il dipinto fu requisito dal colonnello inglese James Hay.

Quest’ultimo provò a venderlo al Re Giorgio IV, che si dimostrò in realtà poco sensibile al fascino dei primitivi fiamminghi, i quali cominciavano invece ad essere apprezzati dai pittori preraffaelliti e dagli studiosi d’arte.

Giorgio IV del Regno Unito di Gran Bretagna, ritratto da Thomas Lawrence (1814 circa). Il sovrano, noto per essere un grande amante dell’arte, rifiutò di acquistare personalmente il capolavoro del maestro fiammingo

Infine, nel 1843, il colonnello Hay cedette l’opera per una cospicua cifra di denaro al museo in cui è possibile tuttora ammirarla: la National Gallery di Londra, nata poco meno di dieci anni prima.

National Gallert di Londra, inaugurata nel 1824.

Bibliografia:

Carola Hicks, Girl in a Green Gown, London, 2011.

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