Max Schmederer: dalle ‘bionde’ bavaresi al presepe napoletano.

La storia del birraio di Monaco che divenne il ‘Signore dei presepi’ .

Aroma di luppolo, sapore d’infanzia. Da sempre il presepe napoletano gode di una grande fortuna in ambito collezionistico. Le ragioni di questa intramontabile passione risiedono anche nella dimensione onirica e nel richiamo ai trascorsi della fanciullezza che questa straordinaria tradizione riesce ad evocare.

Tutti questi ingredienti sono alla base di una storia di collezionismo d’altri tempi, quella del ‘Signore dei presepi’: Max Schmederer, banchiere e ‘birraio’ di professione, presepista per passione.

Scena di strada in un presepe napoletano.
Presepe napoletano (XVIII sec.), scena di strada. Museo Nazionale Bavarese.

La leggenda del ‘Signore dei Presepi’.

A Monaco di Baviera, vi è una delle più ricche e antiche raccolte di presepi al mondo: quella del Museo Nazionale Bavarese. Fu donata all’istituto da Max Schmederer (1854-1917), definito non a caso il ‘Signore dei Presepi’: si trattava di un ricco banchiere che possedeva – per via ereditaria – il birrificio Salvatorkeller, in seguito divenuto famoso con il marchio Paulaner.

La sua immensa passione per il presepe ha del leggendario: da bambino fu costretto da una bronchite a una lunga degenza in casa, trascorrendo la successiva convalescenza a costruire presepi. Alcuni anni dopo (intorno al 1870) il giovane Schmederer acquistò una banca collocata in un antico monastero di Monaco. Lì rinvenne per caso un presepe: fu la scintilla che diede inizio alla sua incredibile carriera di collezionista. Da quel momento, infatti, memore della sua occupazione infantile, cominciò una frenetica caccia ai pezzi più rari e alle composizioni più pregiate di questa antica tradizione artistica.

Le ‘prede’ più ambite erano senz’altro i presepi tradizionali, sia ‘alpini’ che napoletani. Questi ultimi, evidentemente, venivano acquistati a Napoli, trattando direttamente con famiglie nobili o borghesi decadute. Queste erano particolarmente desiderose di trarre profitto da un patrimonio artistico che all’epoca era ancora molto diffuso e affatto tutelato.

Le dimensioni della collezione Schmederer sono tuttora spropositate: tra personaggi e minuterie si stimano circa 30.000 pezzi in totale! La sola sezione dedicata al presepe napoletano conta diverse scene di natività. È comparabile, per ricchezza e pregio, ai presepi conservati a Napoli presso la Certosa di San Martino.

Una passione totalizzante.

Schmederer, scapolo e senza figli, finì per vendere le azioni della birreria di famiglia e si ritirò a vita privata, dedicandosi totalmente alla sua collezione. Nella sua residenza, nel cuore di Monaco di Baviera, i presepi erano presenti ovunque: vi erano intere stanze dedicate agli allestimenti, per un totale di circa 3/4 di superficie abitabile ad essi interamente dedicati!

Nel periodo natalizio Schmederer apriva le porte della sua dimora ai concittadini e ai turisti, che a migliaia visitavano la sua mostra presepiale. In questo modo già si prefigurava di voler offrire a un pubblico sempre più vasto i frutti abbondanti della sua instancabile ricerca.

Il ricco nababbo bavarese frequentava anche il mondo dello spettacolo, forse legandosi sentimentalmente ad un’attrice. Grazie alla sua passione per il teatro escogitò modalità espositive particolarmente creative e ingegnose, ad esempio attraverso l’uso scenografico di luci e di specchi.

Quando finalmente donò l’intera collezione al Museo Nazionale Bavarese, Schmederer pose come unica condizione di poter curare personalmente la presentazione delle scene esposte, pianificando anche i più piccoli dettagli.

L’allestimento odierno dei presepi rispetta ancora i suoi orientamenti artistici. Ed è la testimonianza tangibile di come un collezionista possa lasciare traccia di sé nel patrimonio raccolto e conservato per tutta una vita, restituendolo alla collettività.

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