Picasso e i segreti delle sue sculture.

Nuove scoperte sulle vicende artistiche del maestro andaluso durante l’occupazione nazista di Parigi.

 

Pablo Picasso in una foto del 1912.

Sempre più spesso nel mondo dell’arte si ricorre a indagini chimiche e ad analisi diagnostiche non invasive, per scoprire il modo di operare dei grandi artisti del passato.

Oltre a permetterci di entrare in contatto con i loro processi creativi, queste ricerche consentono di ottenere dei veri e propri ‘identikit’ per gli stili e le tecniche adottate. I risultati sono fondamentali per determinare l’autenticità o meno delle opere inedite che appaiono di volta in volta sul mercato.

Ma le analisi scientifiche riescono anche a gettare nuova luce su alcuni momenti ‘oscuri’ della Storia dell’Arte.

FRANCESCA CASADIO: UN’ITALIANA A CHICAGO.

L’italiana Francesca Casadio –  che all’Art Institute di Chicago lavora come chimica ed esperta in conservazione –  ha condotto un’importante indagine su un gruppo di 39 sculture in bronzo di Picasso, tutte provenienti dal celebre museo di Parigi intitolato all’artista. Analizzando mediante un’apposita apparecchiatura mobile a raggi X la presenza variabile di alcuni elementi nelle diverse leghe metalliche utilizzate, il team da lei guidato è riuscito a isolare un ristretto nucleo di sculture provenienti da una medesima fonderia.

Un risultato non di poco conto se si considera che le opere in questione – cinque in totale – erano sprovviste del timbro dell’officina. Un successivo riscontro con dati d’archivio ha poi chiarito che il laboratorio di provenienza era dell’artigiano Émile Robecchi, il quale può essere doverosamente annoverato tra i collaboratori del grande maestro andaluso.

IL LAVORO DI RICERCA, TRA RADIOGRAFIE E FATTURE.

L’arcano è stato svelato grazie a una fattura emessa dall’officina di Robecchi, per la fusione di un pezzo in particolare, il cui peso e le misure coincidevano esattamente con quelle del noto rilievo intitolato Tête de femme de profil (un ritratto della modella e amante dell’arista Marie-Thérèse Walter), presente tra le cinque opere individuate al museo di Parigi.

 

Rilievo in bronzo raffigurante il ritratto di Marie Therese Walter, modella e amante di Picasso dal 1927 al 1935. Attualmente l’opera è conservata presso il Museo Picasso di Parigi.

 

La scoperta consente di elaborare nuove ipotesi sui retroscena dell’attività di Picasso durante l’occupazione nazista di Parigi. Il documento contabile riguardante il rilievo è infatti databile al 1941, ben sei anni dopo la fine della relazione tra l’artista e la giovane modella rappresentata. È quindi verosimile che Picasso in quel tempo si affrettasse a replicare in bronzo le sue migliori creazioni scultoree, ideate negli anni precedenti e spesso realizzate con materiali fragili e deperibili, come lamiera e gesso. È probabile che, in quei tragici mesi vissuti tra inquietudini e tensioni, temesse di subire raid distruttivi da parte degli occupanti, o perdite a causa dei bombardamenti.

 

Marcia delle truppe tedesche a Parigi.

 

A conferma di una certa sollecitudine da parte di Picasso sovvengono alcune anomalie, ricorrenti nella composizione della leghe utilizzate dal fonditore Robecchi. Queste risultano essere a volte troppo ricche di stagno, altre volte di zinco. Durante l’occupazione nazista, infatti, si verificò una penuria di metalli: i soldati tedeschi requisivano sistematicamente sia i privati cittadini che le istituzioni e i luoghi pubblici, arrivando a fondere persino alcuni monumenti commemorativi francesi per necessità di guerra. È quindi plausibile che in quel periodo l’artigiano, pur pressato da Picasso per la realizzazione dei bronzi, non disponesse di materiali propriamente idonei alla fusione.

Fonte:

https://www.sciencenews.org/article/metals-picasso-bronze-sculptures

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