La “Natività” di Federico Barocci al Prado.

Se un dipinto può salvare un dinastia …

Natività, dipinto di Federico Barocci, oggi conservato al Museo del Prado a Madrid.
Federico Barocci, Natività, 1595 circa. Museo del Prado, Madrid.

Quando Federico Barocci dipinse la Natività del Prado, intorno alla metà degli ’90 del XVI secolo, era nel mezzo del suo ‘esilio’ presso la corte di Francesco Maria II della Rovere duca di Urbino. L’autore aveva ormai uno stile molto personale, che combinava la colorazione veneziana con quello che è stato definito un “naturalismo mistico”.

Tuttavia, nel giro di pochi decenni, la pittura di Barocci acquisì un ‘potere’ inaspettato, che andava molto al di là dello stile e della mera tecnica pittorica. Le sue opere cominciavano ad essere apprezzate anche presso le maggiori corti d’Europa e il duca di Urbino finì per cedere questo dipinto ai sovrani spagnoli, nella speranza di preservare la difficile successione del suo casato.

La storia.

Nel settembre del 1604, Bernardo Maschi, ambasciatore del duca di Urbino presso la corte di Filippo III, segnalò a Francesco Maria che la regina Margherita d’Austria aveva espresso il desiderio di possedere un dipinto del pittore Barocci, autore poco frequente e molto richiesto. A siffatto desiderio  sarebbe stato impossibile contrapporre un rifiuto. La sopravvivenza dello stato dei Della Rovere, infatti, dipendeva fatalmente dalla protezione spagnola: in assenza di un erede maschio, la chiesa di Roma già reclamava il “ritorno” della vecchia signoria del Montefeltro.

Il duca cercò quindi di ottenere dall’artista stesso un’opera appropriata, ma l’età avanzata e la malattia non avrebbero concesso al pittore di assolvere a un compito così delicato. Così il duca decise di privarsi del quadro che egli stesso aveva acquistato dal Barocci qualche anno prima. L’opera fu inviata in Spagna, passando per Genova, e nel giugno 1605 venne mostrata ai sovrani. Il Maschi fece collocare il dipinto in piena luce, alla vista dell’Imperatore, il quale non poté che rimanere pienamente soddisfatto.

Purtroppo le vicende successive non permisero a Francesco Maria di evitare la trasmissione del ducato allo Stato della Chiesa: a causa delle morti premature dei suoi primogeniti maschi, il duca fu costretto a predisporre la successione a favore di papa Urbano VIII, grande promotore della Roma Barocca e di Bernini.

L’opera.

Al momento del trasferimento la Natività godeva già di grande fama in Italia. Mentre l’originale era ancora ad Urbino un discepolo di Barocci, Alessandro Vitali, ne aveva fatte due copie: una venne acquistata dal cardinale Federico Borromeo, nel corso di una visita alla città nel 1598, ed è oggi conservata presso la Pinacoteca Ambrosiana di Milano.

Lo stile di Barocci si esprime al meglio anche in piccole composizioni come questa, dove le sue influenze artistiche vengono compensate da spiccate personalità e sensibilità nella gestione delle luci, con effetti atmosferici assolutamente inediti.

La Natività ispira una devozione umana e profonda. Come avviene in altri dipinti, ad esempio nel Riposo durante la fuga in Egitto (circa 1570-1573, chiesa di S. Stefano a Piobbico) o nella Madonna del Gatto (1574-1576, National Gallery di Londra), l’artista cerca ispirazione in episodi di una vita quotidiana familiare e popolare. Nel tracciare una composizione intima ed emozionale, Barocci si preoccupa di mostrare gli elementi con una luce sovrannaturale un cromatismo prezioso. Il tutto animato da una straordinaria vivacità. L’attenzione costante costante ai gesti, alle azioni e agli effetti emotivi conferma che l’opera di Federico Barocci rimane uno dei momenti più alti della poetica della riforma cattolica.

Riferimenti:

questo articolo è liberamente tratto dalla scheda curata da Andrea Emiliani per il sito ufficiale del Museo del Prado.

https://www.museodelprado.es/recurso/nacimiento-el-barocci/a5f32de5-57e4-438d-9cfd-dfefc285ad01

Foto:

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Federico_Barocci_-_The_Nativity_-_WGA01293.jpg

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