Johanna Bonger: senza di lei non sapresti chi è Van Gogh!

La donna che ha svelato al mondo il genio del pittore olandese.

Dalle aste internazionali fino alle sale cinematografiche, passando per i negozi di accessori: l’arte di Van Gogh continua a tenere banco in tutto il mondo. La sua firma oggi svetta alla pari di una vera e propria ‘multinazionale dell’emozione visiva’, aperta a nuove prospettive nel mondo del design e dell’intrattenimento.

Eppure questo inarrestabile successo mediatico e commerciale ha le sue radici nel terreno torbido e oscuro dei tormenti vissuti dal Van Gogh uomo. Come noto la sua fortuna artistica cominciò anni dopo la sua drammatica scomparsa.

Una realtà di disperazione e di disagio esistenziale riscattato solo grazie alla resilienza e alla determinazione di Joanna Bonger, la donna che svelò al mondo il genio di Vincent Van Gogh.

Johanna van Gogh-Bonger in una foto del 1889.
Johanna van Gogh-Bonger in una foto del 1889.

Una maestrina olandese tra Londra e Parigi.

Nata nel 1862 in un’agiata famiglia di Amsterdam, Johanna trascorse serenamente la propria giovinezza: imparò a suonare il pianoforte, poi studiò inglese direttamente a Londra e, infine, ottenne un diploma da insegnante.

Nel 1887 avvenne l’incontro che stravolse la sua vita e che, probabilmente, rivoluzionò il corso dell’arte mondiale. Conobbe l’amico di uno dei suoi fratelli: si trattava di Theodorus van Gogh – meglio noto come Theo – a sua volta fratello di Vincent. Egli si innamorò perdutamente di quella giovane ragazza dallo sguardo profondo e penetrante (vide in lei qualcosa «che aveva cercato invano altrove», come ebbe modo di scrivere a Vincent).

Ma i fratelli Van Gogh condividevano i medesimi impacci nei rapporti con il ‘gentil sesso’ e Johanna respinse la prima affrettata proposta di fidanzamento da parte di Theo, costringendolo a una lunga relazione epistolare durata ben due anni. Si scambiarono così più di settanta lettere, che alla fine servirono ad ammorbidire il cuore della giovane maestrina.

Nel 1889 la coppia convolò a nozze e si trasferì a Parigi. Un anno dopo già festeggiava la nascita di un bambino, chiamato Vincent Willelm proprio in onore dello zio, che però venne a mancare tragicamente pochi mesi dopo. Nel gennaio del 1891, a un anno dalla nascita del bambino, l’inaspettato dramma della famiglia Van Gogh toccò il suo apice, con la morte di Theo, già debilitato fisicamente e depresso per la scomparsa del fratello.

Johanna van Gogh-Bonger e il piccolo Vincent Willelm van Gogh in una foto del 1890.
Johanna van Gogh-Bonger e il piccolo Vincent Willelm van Gogh in una foto del 1890.

Un nuovo inizio.

Johanna si rese conto che la responsabilità di preservare il passato e il futuro dei Van Gogh gravava totalmente sulle sue spalle, perciò si rimbocco le maniche e tornò in Olanda, cominciando così una nuova vita. La donna portò con sé le lettere – poi divenute celebri – che il marito e il cognato si scambiavano assiduamente. E soprattutto trasferì in Olanda centinaia di dipinti e disegni di Vincent che Theo conservava.

Stando al valore attuale di mercato si sarebbe trattato di un patrimonio sufficiente a garantire una rendita plurisecolare, tale da assicurare una vita dignitosa a diverse generazioni di discendenti, ma all’epoca i dipinti di Vincent Van Gogh erano comunemente considerati poco più di volgari croste. Per cui la speranza di redimere la memoria del pittore albergava solo nell’animo della giovane vedova.

Johanna aprì quindi una pensione a Bussum, un villaggio rustico che, in virtù della recente connessione ferroviaria con la vicina Amsterdam, ne stava diventando un elegante sobborgo residenziale. Lì Johanna strinse rapporti sempre più fruttuosi con i molti intellettuali e intenditori d’arte che vi risiedevano. Nel frattempo conduceva efficientemente la propria attività ricettiva, in modo da poter offrire al figlio un tenore di vita e un’istruzione adeguati, ma anche per ricavare la liquidità necessaria a finanziare una prima attività promozionale dell’opera pittorica del defunto cognato (che in vita aveva appena conosciuto in sporadiche occasioni).

Johan Cohen Gosschalk, ritratto di Johanna Bonger, gesso e acquarello, 1905.
Johan Cohen Gosschalk, ritratto di Johanna Bonger, gesso e acquarello, 1905.

Creare un mito: istruzioni per l’uso.

Johanna mise in campo tutto lo smalto e la brillantezza che ai fratelli Van Gogh erano fatalmente mancati: era una stratega impeccabile, che certamente ebbe l’intelligenza di accogliere i migliori consigli che i suoi navigati confidenti le concedevano. A Bussum ebbe l’appoggio di Jan Veth, un professore che si cimentava come pittore e poeta, critico d’arte egli stesso e influente animatore dei maggiori circoli culturali nazionali.

Grazie ad amicizie e frequentazioni di questo tenore Johanna riuscì ad organizzare una ventina di mostre dedicate a Van Gogh in tutta l’Olanda, proponendo costantemente quelli che lei riteneva essere i ‘capisaldi’ della produzione di Vincent, affiancandoli ad altre opere ‘minori’ che venivano esposte a rotazione. In questo modo cominciò a creare un repertorio assolutamente riconoscibile, anche per coloro i quali appena cominciavano a familiarizzare con lo stile di Van Gogh. Allo stesso tempo la presenza del nome dell’artista era sempre più costante sui giornali, mentre Johanna coltivava con assidua dedizione i rapporti con amici, colleghi ed estimatori del cognato in Francia e nel resto d’Europa.

Naturalmente per la vedova Van Gogh il passo successivo fu aprire le vendite in campo internazionale, affidandosi alle consulenze del connazionale Johannes Hendricus de Bois e del tedesco Paul Cassirer (che passeranno alla storia per aver scommesso sugli espressionisti nel mercato artistico mondiale).

Vincent van Gogh, Notte stellata, olio su tela, 1889. Museum of Modern Art, New York.
Vincent van Gogh, Notte stellata, olio su tela, 1889. Museum of Modern Art, New York.

“Lettere a Theo”.

Dopo essersi risposata con il pittore Johan Cohen Gosschalk, nel 1905 ottenne una memorabile retrospettiva su Van Gogh allo Stedelijk Museum di Amsterdam: un evento che sanciva il primo grande riconoscimento ‘istituzionale’ per l’opera del cognato.

Nel 1914 il percorso verso la creazione del mito di Van Gogh si compose di una nuova e fondamentale tappa: Johanna diede alle stampe la prima edizione delle Lettere a Theo, corredate da una breve biografia che ella stessa aveva scritto e che ha costituito per molto tempo l’unica fonte di conoscenza sulla vita dell’artista. Anche questo passaggio era stato oculatamente previsto, in quanto il pubblico avrebbe conosciuto e compreso più agevolmente i dipinti di Vincent estrapolandone il significato dal suo pensiero. La circolazione parallela delle opere e delle lettere finì per rafforzare e accrescere la fama dell’artista.

Vincent van Gogh, lettera con il disegno di una donna scritta al fratello Theo.
Vincent van Gogh, lettera con il disegno di una donna scritta al fratello Theo.

La consacrazione finale.

Infine, nel 1924, i trustee della National Gallery di Londra acconsentirono all’acquisto dei Girasoli, premiando i sacrifici di una vita intera dedicata alla promozione di un pittore semisconosciuto. Si trattava della definitiva consacrazione internazionale dell’arte di Van Gogh e il trionfo di una eccezionale strategia, curata fin nel minimo dettaglio e tessuta come la tela di un ragno paziente e meticoloso.

Johanna, infatti, non si era mai lasciata ingolosire dalle prime opportunità di mercato che fin da subito le si prospettarono. Riuscì a mantenere il possesso di molti dei dipinti che considerava capolavori assoluti e trattò con i privati non solo per il prezzo da attribuire ai dipinti, ma anche in considerazione delle opportunità di pubblicità e di visibilità che ogni vendita poteva prefigurare. Fino, appunto, ad arrivare all’apoteosi finale: l’ingresso di Van Gogh nella National Gallery di Londra, uno dei ‘santuari’ dell’arte moderna.

Vincent van Gogh, Girasoli, olio su tela, 1888. National Gallery, Londra.
Vincent van Gogh, Girasoli, olio su tela, 1888. National Gallery, Londra.

Il lascito.

L’anno successivo, fatalmente, Johanna morì a Laren, un’altra pittoresca cittadina nei pressi di Amsterdam, anche questa frequentata e amata dagli artisti olandesi. Lasciava al suo unico figlio Vincent la più grande collezione di dipinti di Van Gogh tuttora esistente, per la quale nacque una fondazione dedicata. Le opere, che inizialmente trovarono collocazione presso lo Stedelijk Museum di Amsterdam, dal 1973 furono esposte in uno spazio integralmente riservato al pittore, sempre ad Amsterdam: il Van Gogh Museum, finanziato dal governo olandese e progettato dall’architetto Gerrit Rietveld.

Johanna Bonger, con il figlio Vincent Willelm van Gogh e il secondo marito Johan Cohen Gosschalk.
Johanna Bonger, con il figlio Vincent Willelm van Gogh e il secondo marito Johan Cohen Gosschalk.
Van Gogh Museum, interno.
Van Gogh Museum, interno.

3 pensieri su “Johanna Bonger: senza di lei non sapresti chi è Van Gogh!

  1. Per completare questo articolo coinvolgente,consiglio la lettura di:” la vedova Van Gogh” di Camilo Sanchez. Un romanzo scritto con garbo ,che approfondisce la figura di Johanna

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