Jean Paul Getty, il petroliere che costruì un museo al centro del suo impero

Approfondimento sulla controversa figura del ricco magnate americano: affarista senza scrupoli e generoso fondatore di uno dei più importanti musei americani.

 

Il leggendario magnate del petrolio americano Jean Paul Getty I è passato alla storia, oltre che per le enormi ricchezze accumulate, anche a causa del suo carattere algido e anaffettivo.

Proverbiale fu il suo cinismo: dai telefoni a gettoni – installati per gli ospiti della sua dimora – alle sprezzanti parafrasi di passi biblici («I miti erediteranno la Terra, ma non il diritto di sfruttare le sue risorse minerarie»).

Fino ad arrivare al drammatico braccio di ferro ingaggiato con i rapitori dell’omonimo nipote: alla fine i malviventi inviarono un orecchio reciso del ragazzo per convincerlo della serietà delle loro intenzioni.

Ma questo personaggio dalla corazza impenetrabile celava un’anima colta e raffinata. Grazie alla sua straordinaria condizione di privilegiato, si spinse alla ricerca dei più preziosi tesori d’arte che un uomo possa desiderare.

E bisogna ammettere che non fece assolutamente nulla per nascondere questa sua unica debolezza.

Jean Paul Getty: l’uomo più ricco del mondo.

Nel 1949 Getty era già un pezzo grosso dell’industria petrolifera americana. Quell’anno acquistò dal monarca saudita Ibn Saud una striscia di deserto a confine con il Kuwait, per ampliare i propri affari in Medio Oriente.

Lì trovò una serie di ricchi giacimenti e il colpaccio gli permise di scalare i vertici del settore a livello internazionale. Arrivò a controllare finanziariamente quasi 200 aziende. Le stime sul suo patrimonio toccarono quota 8 miliardi di dollari (corrispondenti a circa 30 miliardi dell’attuale valuta).

Jean Paul Getty, fondatore del Getty Museum
Jean Paul Getty in una foto del 1944.

Il Paul Getty Museum

In quegli stessi anni Getty diede forma a un ambizioso progetto culturale: il J. Paul Getty Museum.

Inizialmente, nel 1954, il museo era una semplice galleria espositiva adiacente alla sua dimora, situata tra Los Angeles e Malibu (California). Vi trasferì la maggior parte della sua collezione personale: antichità greche, romane ed etrusche, manoscritti miniati, dipinti, disegni, sculture e fotografie d’autore.

Negli anni successivi Getty si trasferì in Inghilterra, nell’antica tenuta di Sutton Place, a sud di Londra. Ciò nonostante la sua collezione americana si arricchiva ulteriormente, reclamando una sistemazione più adeguata al volume raggiunto.

Affidò, quindi, a un team di specialisti il pretenzioso progetto di una nuova sede, ispirata alla celebre Villa dei Papiri ad Ercolano: la Getty Villa.

La struttura venne inaugurata nel 1974, qualche mese dopo la conclusione sequestro del giovane John Paul Getty III. Eppure il vecchio ‘patriarca’ non visitò mai la nuova sede, morendo d’infarto nel 1976 ad 83 anni, nel Regno Unito.

Peristilio della Getty Villa di Los Angeles, sede della collezione di arte antica del Getty Museum
Peristilio della Getty Villa, attualmente sede della collezione di arte antica del Getty Museum.

Il Paul Getty Trust e le controversie legali.

Bisogna precisare che il ricco finanziere americano non agiva direttamente nella gestione del Museo. Il suo disegno era troppo ambizioso per fondarsi unicamente sulla sua figura

Nei piani del vecchio Getty il Museo sarebbe stato il fulcro di un più ampio progetto di diffusione culturale, in bilico tra la megalomania del potentissimo mecenate e la visione a lungo termine di un uomo illuminato.

Per questo motivo istituì il J. Paul Getty Trust, una società dotata di un patrimonio autonomo, che si sarebbe occupata di gestire la raccolta, sopravvivendo al suo stesso fondatore.

Tra le responsabilità del Trust ricadevano anche le attività dell’omonima fondazione culturale (Getty Foundation) e di diversi istituti, dedicati alla ricerca, alla divulgazione, all’educazione e allo sviluppo di pratiche avanzate di conservazione.

Se da un lato l’operazione riuscì a riscattare parzialmente la discussa figura di J. Paul Getty, dall’altro non mancheranno clamorose occasioni in cui l’operato della società verrà posto sotto accusa, persino su scenari internazionali.

Visitatori al Getty Museum, sezione dedicata all'arte moderna, Getty Center
Visitatori al Getty Museum. Attualmente la collezione è distribuito in due sedi: il Getty Center (dedicato all’arte medievale e moderna) e la Getty Villa (arte antica).

Dopo la morte di Getty i veri protagonisti delle strategie di acquisizione del Museo divennero i suoi ambiziosi curatori. Questi, ansiosi di potersi affermare sfruttando l’enorme patrimonio messo loro a disposizione, si lanciarono alla ricerca, spesso sconsiderata, di capolavori che strappassero consenso tra il pubblico e attirassero le attenzioni da parte dei media. Il Trust cercava a stento di frenare i loro appetiti, se non addirittura finendo per assecondarli.

Il primo di questi avventati cacciatori di tesori fu Jiri Frel, definito non a caso il «Dottor Stranamore» del collezionismo antiquariale.

Frel, assunto direttamente dal vecchio Getty nel 1973, mise in piedi un losco sistema di acquisizioni, sostenuto da altri collezionisti e donatori privati del Museo. Il curatore fece incetta di reperti di arte antica provenienti dal mercato nero. All’epoca i bacini più prosperi del contrabbando internazionale di antichità erano proprio la Grecia e Italia.

Marion True, che gli succedette nella gestione delle esposizioni dal 1984, ha dovuto invece fare i conti con la giustizia italiana, per le incaute strategie d’acquisto perpetuate dal Getty Museum, anche durante il suo incarico.

Da qualche anno a questa parte, grazie al clamore suscitato dal caso e ad una serie di contrattazioni politiche, il Getty Museum ha cominciato a restituire decine di capolavori trafugati dall’Italia. Tra questi i Grifoni di Ascoli Satriano (2006) e lo Zeus in trono del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (2017). Mentre rimane ancora irrisolta la disputa sull’Atleta di Fano, acquistato dallo stesso Frel per quasi 4 milioni di dollari nel 1977.

Atleta di Fano, statua in bronzo del IV secolo a.C. attribuita a Lisippo.
L’Atleta di Fano, statua in bronzo del IV secolo a.C. attribuita a Lisippo.

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