La verità sull’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci.

Sorprendenti retroscena rivelano che il giovane Leonardo sarebbe stato ‘raccomandato’ dal padre.

La storia dell’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci rivela alcuni aspetti poco noti della vita privata dell’artista, grazie alla documentazione di cui siamo in possesso.

Si tratta di retroscena riguardanti la sua vita familiare, determinanti per l’evoluzione della sua carriera.

Adorazione dei Magi di Leonardo
Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi. Firenze, Galleria degli Uffizi.

Leonardo, figlio ‘illegittimo’

Tutti conoscono le umili origini di Leonardo da Vinci, figlio illegittimo del notaio Piero: concepito a seguito di una scappatella giovanile, il piccolo predestinato venne ugualmente accolto dalla famiglia paterna, mentre per la madre naturale (una domestica) si combinò un matrimonio alternativo.

Leonardo ebbe ben quattro madri adottive, tante quante le mogli inanellate dal padre dopo la sua nascita.

Nonostante i dieci fratellastri e le due sorellastre che seguirono – e a dispetto della sua condizione di figlio illegittimo – Leonardo godé a lungo delle attenzioni del padre Piero.

È un dato che trova conferma nella grande generosità con la quale si spese in suo favore, finché fu in vita.

Un padre influente

Ser Piero da Vinci, grazie alla professione svolta, aveva legami con molte persone influenti, frequentando realtà di primo piano nella Firenze dell’epoca.

Andrea del Verrocchio – per dirne una – era suo amico e cliente. Forse anche in virtù del loro rapporto fiduciario accettò di ospitare Leonardo come apprendista nella propria bottega. In seguito fu proprio l’esperto maestro fiorentino a lanciare la carriera pittorica del giovane artista.

Un sostegno costante

Le facilitazioni paterne si rivelarono fondamentali anche dopo la sua consacrazione artistica presso la corte sforzesca.

Fuggito da Milano dopo l’invasione francese del 1501, Leonardo aveva quasi cinquant’anni, e il padre – ultrasettantenne! – si prodigò ancora in suo favore.

Si preoccupava di garantire al figlio, e al suo seguito di maestranze, il lavoro necessario affinché la sua permanenza a Firenze non gravasse ancora sulle finanze familiari.

Ottenne per lui la commissione della pala per l’altare maggiore della Santissima Annunziata.

Nonostante il Vasari considerasse l’incarico una cortese concessione da parte del collega Filippino Lippi (che aveva un debito professionale nei confronti di Leonardo, come vedremo più avanti …), è verosimile che l’autentico macchinatore dell’assegnazione fosse stato proprio il padre Piero, già procuratore per i monaci dello stesso convento.

Il dipinto in questione avrebbe dovuto raffigurare Sant’Anna con la Madonna e Gesù bambino.

La composizione – disegnata su un cartone preparatorio e mai ultimata – venne in seguito riproposta dall’autore nell’omologo dipinto del Louvre (la cui destinazione originaria non è ancora stata verificata).

In ogni caso i monaci dell’Annunziata di Firenze corrisposero a Leonardo e ai suoi aiutanti vitto e alloggio, per tutto il tempo utile alla stesura del bozzetto. Il cartone, oggi disperso, fu celebrato dal Vasari come uno dei più sorprendenti progetti artistici proposti dal maestro.

Sant'Anna, la Vergine e il bambino con l'agnellino
Leonardo da Vinci, Sant'Anna, la Vergine e il Bambino con l'agnellino. Parigi, Museo del Louvre.

Una situazione familiare complessa

Le attenzioni che il padre continuava a profondere nei confronti di Leonardo trovano una giusta spiegazione, coerente con i retroscena della complessa situazione familiare che si andava delineando.

Piero, infatti, non poteva includere Leonardo tra i beneficiari nel suo testamento.

Aveva sempre saputo di non poter trasmettere alcunché della propria eredità al figlio primogenito, in quanto nato al di fuori di un regolare rapporto coniugale.

Cercava quindi, in tutti i modi, di propiziare una carriera artistica che lo rendesse indipendente, assecondando le sue naturali propensioni intellettuali.

Ma l’incostanza professionale di Leonardo rischiava ormai di metterlo in difficoltà di fronte ai figli legittimi, i quali – divenuti adulti – non avrebbero tollerato alcuna ingerenza patrimoniale da parte del fratellastro.

Poco più tardi, dopo la morte di Piero avvenuta nel 1504, Leonardo tentò invano di accordarsi con gli eredi del padre, per ottenere una parte delle sue sostanze.

Per fortuna, di i lì a poco, nuovi ingaggi lo portarono ancora in giro per le corti della penisola italiana, allontanando lo spettro dell’indigenza economica.

L’Adorazione dei Magi: un’occasione per il giovane Leonardo

Indagando a ritroso nella carriera artistica di Leonardo, è possibile rintracciare un’altra preziosa testimonianza delle premurose attenzioni che Piero gli rivolgeva.

Si tratta, ancora una volta, di un capolavoro incompiuto. È la celebre tavola degli Uffizi, raffigurante l’Adorazione dei Magi, datata entro il 1482.

Questa volta il caparbio ser Piero convinse i canonici della Chiesa di San Donato a Scopeto – dei quali anche era procuratore – ad affidare al figlio l’esecuzione della pala d’altare maggiore.

Il lavoro, finanziato da un benefattore privato, impegnò Leonardo (all’epoca poco meno che trentenne) per circa un anno: dal marzo 1481 fino alla primavera del 1482, quando lasciò Firenze per corte di Ludovico il Moro.

La tavola incompiuta non varcò mai la soglia della chiesa di San Donato. Rimase per molti anni nella casa di Giovanni Benci, pupillo di una ricca famiglia fiorentina, mecenate, nonché protettore e confidente del giovane artista.

In quel tempo Leonardo aveva allestito il proprio atelier presso la dimora del Benci. Anni dopo avrebbe affidato all’amico un ricco deposito personale, comprendente libri, strumenti da lavoro e pietre preziose.

Dal canto loro i canonici di San Donato non avanzarono alcuna pretesa sull’opera, priva com’era della stesura pittorica.

Una quindicina di anni più tardi preferirono affidare lo stesso soggetto a Filippino Lippi, che si procacciò – forse – un’altra commissione inevasa dal più celebre collega, rintracciabile nel San Gerolamo degli Uffizi, un tempo posseduto dalla Badia fiorentina, e recentemente accostato al San Girolamo incompiuto della Pinacoteca Vaticana, attribuito a Leonardo.

L’Adorazione dei Magi di Leonardo, invece, venne acquistata dai Granduchi di Toscana (probabilmente già alla fine del XVI secolo), entrando stabilmente nelle collezioni degli Uffizi alla fine del ‘700.

Filippo Lippi, Adorazione dei Magi.
Filippo Lippi, Adorazione dei Magi. Firenze, Galleria degli Uffizi.
I due San Girolamo dipinti da Leonardo e da Filippino Lippi
Confronto tra il San Girolamo dipinto da Leonardo da Vinci e il San Girolamo di Filippino Lippi.

Bibliografia:

  • Il cosmo magico di Leonardo. L’Adorazione dei magi restaurata, AA. VV., Firenze, 2017.

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